Nell’edizione di oggi, 23 aprile 2026, Primo Piano Molise dedica un articolo alla linea della Regione Umbria sulla « transizione ecologica » e al CSS presentato come « risorsa ecosostenibile ». Il giorno prima, lo stesso quotidiano aveva ospitato una sintesi della nostra posizione elaborata al convegno nazionale di Gubbio del 18 aprile, insieme ai comitati di Galatina, Gubbio e Monselice.
Due articoli, due giorni, due mondi. E tra le due pagine, la salute di chi abita la Piana di Venafro.
Non abbiamo bisogno di rifare ora il lavoro documentale che abbiamo già pubblicato sul nostro sito all’indomani del convegno di Gubbio: dati CNR, letteratura ISDE, criteri reali dell’economia circolare, istanza del 13 marzo su Colacem e Sesto Campano, richieste di VIA postuma e VIS, piattaforma O.R.So. affidata ad ARPA Molise. Chi vuole verificare, trova tutto lì, con fonti e riferimenti normativi. Quel testo resta integralmente valido e parla da sé.
Quello che vogliamo dire oggi è un’altra cosa.

Il CSS non diventa « risorsa ecosostenibile » perché qualcuno lo chiama così
Presentare il coincenerimento del CSS nei cementifici come strumento di tutela della salute, senza richiamare neppure una riga della letteratura scientifica indipendente che da oltre un decennio mette in guardia su diossine, metalli pesanti, composti clorurati persistenti e limiti emissivi più permissivi rispetto agli inceneritori dedicati, non è informazione: è marketing istituzionale.
Un esempio concreto: per gli ossidi di azoto (NOx) la legge fissa un limite di 200 mg/Nm³ per un inceneritore e di 800 mg/Nm³ per un cementificio che brucia CSS, quattro volte più alto. Gli stessi dati Italcementi di Matera lo mostrano: lo stesso camino, a seconda dell’etichetta dell’impianto, viene misurato con due righelli diversi.

Lo diciamo con il rispetto che si deve a un’altra amministrazione regionale, ma con la franchezza che dobbiamo al nostro territorio. E lo diciamo sapendo che anche in Umbria, in queste stesse ore, voci autorevoli del mondo scientifico e dei comitati ambientali stanno contestando pubblicamente la medesima narrazione sul cosiddetto « CSS nostrano ». Il dibattito umbro è vivo, articolato, conflittuale. Riportarne in Molise una sola voce, e presentarla come verità compiuta, è una rappresentazione parziale di un confronto ben più complesso.
L’Umbria come specchio: quello che da noi non viene detto
L’articolo invita implicitamente a guardare all’Umbria come modello. Benissimo, guardiamola davvero.
La Regione Umbria, nel 2025, ha dichiarato di aver ridotto del 23% in un solo anno i conferimenti in discarica e di aver dimezzato i rifiuti speciali in ingresso da fuori regione, passando da circa 47.000 a 22.000 tonnellate. La linea ufficiale della sua Giunta è « nessun inceneritore » e la progressiva riduzione del conferimento in discarica.
In Molise accade l’opposto. Il nostro impianto di incenrimento di Pozzilli, con capacità autorizzata di circa 93.500 tonnellate/anno, continua a funzionare strutturalmente grazie a rifiuti importati: oltre il 75% del trattato è di origine extraregionale. Il cementificio di Sesto Campano, che secondo i dati ISPRA del PRGR ha coincenerito nel 2021 circa 24.500 tonnellate tra CSS e rifiuti speciali, risulta oggetto — per notizia appresa in sede di riesame AIA — di una valutazione per un possibile ulteriore aumento dei quantitativi di CSS. Le tre discariche storiche del Molise sono in mano a operatori privati o a prevalenza privata, come del resto i due impianti termici principali.
È in questo quadro che bisogna leggere l’elogio del CSS come « scelta strategica ». Un conto è farlo in una Regione che sta riducendo il carico, un altro è farlo eco in una Regione che il carico lo sta aumentando, su un territorio già documentatamente compromesso.
La Piana di Venafro non è uno slogan
Ci rifiutiamo di vedere la Piana di Venafro trattata come una variabile secondaria nel racconto dell’« innovazione ». Lo abbiamo scritto sul nostro sito, con la necessaria sobrietà scientifica: i segnali di eccesso di mortalità e di patologia documentati dal CNR nello studio pubblicato a marzo 2026 sulla coorte di circa 22.000 residenti, la vulnerabilità orografica della conca, le osservazioni dell’ISDE, i superamenti ripetuti dei limiti di qualità dell’aria non sono opinioni. Sono il contesto dentro cui qualsiasi decisione sul CSS deve essere presa con estrema cautela.
Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti richiama la Piana (cap. 10.7), ma si limita a subordinare le nuove autorizzazioni alla coerenza con il PRIAMO, senza alcuna misura pianificatoria sostanziale. È un richiamo formale, non un’azione. E qui il nodo diventa particolarmente serio: il PRIAMO, relativamente all’area di superamento di Venafro, è stato annullato dal TAR Molise con sentenza n. 175/2023 del 30 maggio 2023, accogliendo il ricorso della nostra Associazione e del WWF Molise. Il giudice amministrativo ha ritenuto il Piano inidoneo a incidere con efficacia sulle sorgenti emissive principali della Piana, e ha imposto alla Regione di integrarlo con misure reali.
A quasi tre anni da quella sentenza, e nonostante la DGR n. 172 del 3 aprile 2024 con cui la Regione ha adottato le cosiddette « misure integrative » del PRIAMO — a nostro avviso ancora inadeguate rispetto a quanto il TAR ha stabilito — non vi è ancora la chiarezza dovuta sull’effettiva ottemperanza alla pronuncia. La stessa nostra Associazione, insieme al WWF Molise, sta valutando di procedere con un giudizio di ottemperanza per ottenere, finalmente, la piena esecuzione della sentenza.
Su questo assetto — un PRGR che subordina formalmente le nuove autorizzazioni a un PRIAMO di cui si discute ancora l’efficacia — si prepara un possibile ulteriore carico sulla Piana. Non si può chiedere ai cittadini di fidarsi di una pianificazione di cui uno dei pilastri, il PRIAMO, è stato annullato dal giudice e la cui integrazione resta, dal nostro punto di vista, ancora aperta.
A noi non interessa aprire una polemica con l’Umbria, con i suoi amministratori o con chi scrive sui giornali. Ci interessa che la Piana di Venafro non venga raccontata, nemmeno di riflesso, come un luogo dove si può parlare di CSS « ecosostenibile » senza prima passare dai dati sanitari, dai pareri tecnici indipendenti, dagli atti amministrativi che ancora aspettiamo.
Le nostre richieste restano quelle
Non servono nuove richieste. Quelle depositate formalmente aspettano una risposta. La stessa che ogni cittadino della Piana avrebbe diritto di ricevere prima — non dopo — che venga deciso cosa si brucia, dove, in quali quantità e con quali controlli nel proprio territorio.
Finché quella risposta non arriverà, qualsiasi elogio del CSS come « risorsa ecosostenibile » che rimbalzi sulle nostre pagine locali ci troverà puntualmente a rispondere. Con i dati. Con gli atti. E con la memoria lunga di chi, in questa Piana, non ha smesso di chiedere che la salute venga prima di ogni altra considerazione.
