In quindici giorni la Regione Molise ha calato due carte pesantissime sul nostro territorio:
- il 29 giugno ha adottato il nuovo Piano delle Attività Estrattive (PRAE);
- il 14 luglio il Consiglio regionale ha approvato l’aggiornamento del Piano dei Rifiuti.
In nessuno dei due piani la parola “emergenza” compare accanto al nome di Venafro. Come se non esistesse.
Eppure è la stessa Regione che ha finanziato lo studio epidemiologico EpiVenafro+7 del CNR di Pisa, che certifica eccessi di mortalità, ricoveri e malattie croniche tra i nostri cittadini, correlati all’inquinamento.
È la stessa Regione che il TAR Molise ha condannato nel 2023 (sentenza n. 175) ad adottare misure vere ed efficaci per risanare l’aria di Venafro. Obbligo ad oggi sostanzialmente ineseguito, come abbiamo documentato nella diffida del settembre 2025.
È lo stesso territorio dove la centralina “Venafro2” ha registrato 52 sforamenti di PM10 nel 2023 e 51 nel 2024, a fronte dei 35 consentiti per legge. L’unica città del Molise fuorilegge per le polveri sottili. E dove il benzo(a)pirene, cancerogeno certo per l’uomo, ha superato il valore obiettivo nel 2023 e di nuovo nel 2025, peggiorando: 1,2 ng/m³ contro il limite di 1,0. Unico sito della regione.
E ora sappiamo anche questo: dai dati dello stesso Piano dei rifiuti risulta che oltre l’80% dei rifiuti bruciati in Molise arriva da fuori regione. Gli impianti di Pozzilli e Sesto Campano non servono il Molise: servono i rifiuti degli altri. Tutto concentrato nell’unica area della regione già fuorilegge per l’aria.
La mano destra della Regione produce studi, la sinistra approva piani che li ignorano. Questo non è pianificare: è voltarsi dall’altra parte.
Noi non siamo stati a guardare. Abbiamo depositato osservazioni puntuali e documentate a ENTRAMBI i piani:
- al PRAE chiediamo che Venafro sia riconosciuta area a elevata criticità, che siano vietate nuove cave e riattivazioni finché non si rientra nei limiti di legge – a partire dalla cava dismessa “Martine”, a 3,5 km dal nostro centro abitato – e che sia finalmente valutato l’effetto cumulativo delle cave del comprensorio: almeno cinque attive e tre riattivabili nel raggio di pochi chilometri;
- al Piano dei rifiuti chiediamo di ridimensionare la capacità di incenerimento e di introdurre un vincolo di non peggioramento per la Piana.
